La guarigione di ferite semplici o complesse dovute a traumi, ustioni ed interventi chirurgici è un processo biologico complesso che si realizza attraverso fasi successive ed inevitabilmente esita in cicatrici cutanee permanenti. L’aspetto definitivo e stabile di una cicatrice è il risultato di un lungo processo di maturazione, il cui compimento richiede mesi o anni.

CICATRICI NORMALI (FISIOLOGICHE)

In una prima fase, che dura qualche settimana dopo la guarigione della ferita, la cicatrice appare arrossata (eritematosa) e talora pruriginosa. Durante la successiva fase di maturazione, della durata variabile da qualche mese ad un anno, la cicatrice si schiarisce fino ad assumere un colore simile a quello della pelle circostante, si ammorbidisce e si spiana.

CICATRICI PATOLOGICHE

cicatrici ipotrofiche: si presentano avvallate rispetto al piano della cute indenne circostante, molto sottili e di consistenza morbida. Possono essere associate ad alcune malattie (es.: Sdr. di Marfan, diabete, collagenopatie) o a condizioni locali che si oppongono ad un buon consolidamento dei margini della ferita (suture di scarsa tenuta, eccessiva tensione prodotta in alcune sedi corporee – dorso, articolazioni -).

cicatrici ipertrofiche: cicatrice ipertroficacaratterizzate da un’eccessiva e perdurante produzione di collagene e piccoli vasi; si presentano rilevate rispetto al piano della cute indenne circostante, di colore rosso vivo, consistenza fibrosa, pruriginose e facilmente infiammabili. Possono essere il risultato di condizioni locali sfavorevoli che si possono verificare nel corso della guarigione della ferita (infezione, ematoma, eccessiva tensione o contusione dei margini) oppure di una particolare predisposizione individuale. In quest’ultimo caso le regioni corporee più frequentemente interessate sono: spalla, sterno, parte posteriore dell’orecchio e regione sovrapubica.

cicatrici cheloidee o cheloidi: cheloidecaratterizzate, come le ipertrofiche, da un’eccessiva e perdurante produzione di collagene e piccoli vasi, ma di maggiore entità; hanno le stesse caratteristiche morfologiche delle cicatrici ipertrofiche, ma se ne differenziano per le dimensioni che superano in modo talora notevole quelle della ferita da cui sono originate. Sono sempre causate da una predisposizione individuale, spesso su base familiare, possono insorgere in qualsiasi sede corporea anche a seguito di minime lesioni quali punture d’insetto o piccole abrasioni.

I DIVERSI TIPI DI CICATRICI E I DIVERSI METODI CORRETTIVI

Una cicatrice stabilizzata può risultare esteticamente poco accettabile per motivi diversi, talora coesistenti; è compito del chirurgo plastico individuare la causa dell’inestetismo o della limitazione funzionale indotta dalla cicatrice, al fine di applicare la metodica correttiva più idonea a perseguire il miglior risultato correttivo estetico-funzionale. Qui di seguito alcuni esempi:

  • cicatrice eccessivamente larga o caratterizzata dalla presenza di linee trasversali lasciate da punti di sutura: in tali casi è indicato un intervento chirurgico di revisione, che consiste nell’escissione della cicatrice, nello scollamento dei suoi margini dai tessuti sottostanti e nel loro diretto affrontamento mediante suture sottocutanee ed “intradermiche”, cioè fili che scorrono sotto la pelle e nel suo spessore.
  • cicatrice sporgente rispetto al piano cutaneo circostante: oltre alla metodica precedente può in taluni casi essere indicato un trattamento ablativo con laser CO2, cioè lo spianamento della cicatrice mediante un particolare fascio di luce; in questo caso si produce una lesione superficiale che guarirà spontaneamente nel corso dei 10-15 giorni successivi al trattamento, con l’applicazione di medicazioni occlusive
  • cicatrice infossata: plastica a zetain tale caso è necessario procedere, dopo l’asportazione della cicatrice cutanea, alla liberazione delle aderenze che la collegano ai piani fasciali profondi, prima di procedere alla sua sutura sottocutanea ed intradermica, come già descritto.Qualora l’infossamento della cicatrice sia conseguente alla sua brevità rispetto al piano cutaneo, è necessario procedere al suo allungamento mediante alcuni artifizi chirurgici quali le “plastiche a z“.
  • cicatrice orientata secondo direzioni non corrispondenti alle naturali linee cutanee (linee di Langer) ove, in virtù della distribuzione elastica superficiale, si formano rughe e solchi ad (esempio tipico le cicatrici verticali a livello della fronte): in questi casi è necessario modificare l’orientamento della cicatrice, mediante plastiche a “z” o altri artifizi chirurgici.
  • cicatrice non lineare, estesa ad ampie superfici cutanee (tipico esempio le cicatrici da ustione): richiedono procedure chirurgiche più complesse (innesti autologhi di cute, impianto di espansori tissutali) che per brevità non vengono qui descritte.

correzione cicatriciIl chirurgo plastico utilizza quindi tecniche diverse volte ad ottenere una cicatrice di buona qualità, cioè sottile, situata sullo stesso piano della cute indenne circostante e possibilmente nascosta in solchi o pieghe naturali, comunque orientata secondo particolari direzioni in modo da risultare poco evidente.correzione cicatrici Ciononostante dev’essere ricordato che il risultato finale dipende solo in parte dalle tecniche utilizzate e dall’esperienza del chirurgo: il paziente deve collaborare mantenendo in sede la medicazione senza bagnarla, limitando alcuni movimenti, evitando una troppo precoce esposizione alla luce del sole, applicando creme antibiotiche o ammorbidenti. Esistono inoltre fattori che possono modificare il normale processo di cicatrizzazione e quindi opporsi ad un buon risultato finale: anomalie della vascolarizzazione e dell’innervazione, carenza di proteine, uso di cortisone o di farmaci anti-tumorali, fumo di tabacco, diabete.

foto prima dopo